Gruppi di acquisto

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I gruppi d’acquisto sono uno dei fenomeni emergenti, soprattutto in momenti di crisi economica: nascono dall’associazione di consumatori per l’acquisto di specifici beni, con lo scopo di ottenere un prezzo più basso, in virtù del numero elevato di prodotti acquistati. Grazie a internet il fenomeno si sta diffondendo in modo esponenziale, poiché non solo è più semplice per gli associati mantenere i contatti e diffondere rapidamente le informazioni, ma è anche più facile che proprio dalla rete nascano spunti per la formazione di nuovi gruppi.

Possiamo riconoscere 3 forme organizzative diverse:

1) Associazione: fondata con Atto Costitutivo e Statuto (da depositare all’Ufficio del Registro). Molta burocrazia, impegno di alcuni nei ruoli istituzionali, è una forma utile solo in caso di gestione prolungata nel tempo di gruppi numerosi, con finalità condivise e forti motivazioni.

2) Gruppo in appoggio ad associazioni già esistenti: anche in questo caso è necessaria una struttura preesistente, ma lo sforzo è sicuramente minore per il gruppo, quindi più facilmente verrà adottata come organizzazione per raggiungere fini temporanei.

3) Gruppo spontaneo: è un fenomeno tipicamente legato al passaparola, alle mode e a singoli obiettivi e prodotti. L’impegno richiesto ai membri del gruppo è minore e la diffusione avviene velocemente, sopratutto sui social networks e sui blog.

A queste forme, che potremmo definire come “nate dal basso”, si è aggiunta una nuova tipologia, ben rappresentata dall’esempio illustreremo adesso, ovvero…

4) Gruppi di acquisto organizzati dalla società venditrice.

Citroën ha dato la possibilità, sulla sua pagina Facebook, di creare gruppi d’acquisto per un numero limitato di vetture, proposte con un forte sconto; tre iniziative in tutto (due volte per la C4, una per la C3 Pluriel), in cui le prenotazioni hanno ampliamente superato la disponibilità. Per ovviare al problema distributivo (un’auto è oggettivamente più difficile da spedire, rispetto a prodotti di abbigliamento o elettronica), veniva inviato un voucher per ritirare l’auto presso il concessionario Citroën più vicino.

Possiamo considerarla una buona iniziativa di marketing, che avvicina la casa francese al mercato dei più giovani, ma analizzando bene la struttura dell’offerta, possiamo dedurne alcune informazioni importanti:

a) La casa produttrice risparmia sul costo della distribuzione, saltanto la rete di vendita sul territorio. Il risparmio per il cliente è un mancato guadagno per la concessionaria, soprattutto si crea un precedente che indica una possibile strategia di riduzione dei costi, ovvero la trasformazione dei concessionari in showroom di sola prova della vettura. Come ad esempio già avviene per i negozi di articoli sportivi, dove è possibile entrare e provare liberamente la merce, per poi acquistare i prodotti preferiti ad un prezzo più basso su internet.
Uno sviluppo possibile potrebbe essere l’aggravarsi della crisi tra concessionari, con una selezione naturale in cui solo i più forti sopravvivono, ovvero quelli in grado di acquistare e rivendere auto a prezzi inferiori, contando sui grandi numeri; la strategia dei gruppi di acquisto potrebbe allora ribaltarsi, coi concessionari in primis a promuovere maxi vendite di singoli modelli, a fronte di richieste raccolte precedentemente.

b) I modelli in promozione erano due auto che non avevano raggiunto buoni livelli di vendite nel nostro paese; inoltre erano presenti sul listino da molto tempo (e per la C4, è in arrivo la nuova versione).

In entrambi i casi la chiave di svolta potrebbero essere le auto km 0 (o nuove da immatricolare), proposte in grandi quantità (10-30) e stesso modello, pubblicizzate via internet (twitter, facebook, blogs…), con la creazione di gruppi di acquisto che garantiscano ai rivenditori la compensazione di margini bassi con la quantità delle auto vendute. Le case produttrici probabilmente non forzeranno la situazione, rischiando di far collassare il mercato, ma iniziative simili si stanno già diffondendo, grazie all’organizzazione spontanea dei navigatori, quindi potrebbe essere proprio la clientela ad innescare un processo per cui solo i più capaci tra i rivenditori (in special modo quelli più attenti ai nuovi canali di comunicazione), riusciranno ad accaparrarsi nuovi clienti.
Le auto verranno vendute non più ai potenziali clienti che risiedono vicino alla concessionaria, ma a un pubblico più lontano, sottraendo così la clientela delle concessionarie più statiche; allora le stesse case produttrici, preso atto della situazione, potrebbero premiare chi riuscirà a garantire alti volumi di vendite, penalizzando ulteriormente i più deboli.

Per i consumatori, questa guerra di prezzi e occasioni, porterebbe certo un risparmio e potrebbe anche invogliare all’acquisto chi è impaurito dalla crisi, ricreando un circolo virtuoso e una ripresa del settore.

(Leggi anche: come la crisi economica cambia il mercato dell’auto)

4 commenti

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