La crisi cambia il mercato dell’auto

La crisi cambia il mercato dell’auto

Dopo due anni di buone vendite, con il mercato “dopato” dagli incentivi alla rottamazione, il settore auto si scontra con la dura realtà della crisi globale; in Italia, l’onda d’urto è stata parzialmente “nascosta” da due fattori, la scarsa trasparenza dell’informazione (fenomeno tipicamente italico) e la presenza di una importante componente d’acquisto diversa dal mercato della clientela privata.
Se a livello informativo non si può più nascondere lo stato dell’economia (e del settore auto), i dati relativi all’andamento delle vendite sono comunque alterati dalle porzioni di auto per noleggio, per uso aziendale e quelle immatricolate dagli stessi concessionari.

La fine annunciata degli ecoincentivi, ulteriormente sbandierata dai politici, e le limitazioni sul traffico hanno causato anche un contraccolpo psicologico, che ha fatto diminuire gli scambi nel mercato dell’usato (che solitamente migliorava in presenza di un calo di nuove immatricolazioni); adesso le auto precedenti alle Euro 4 risultano meno appetibili, i costi di trapasso sono alti (fino a 10 volte superiori a quelli tedeschi) e il timore di una lenta uscita dalla crisi “congela” le intenzioni di acquisto.

Le auto si accumulano nei piazzali, i concessionari vengono forzati a immatricolare; i nuovi modelli in arrivo hanno raramente caratteristiche percepite come “rivoluzionarie”; i prezzi per quasi tutti i modelli rimangono alti. Si preannunciano così alcune conseguenze, che potremmo sintetizzare in questi punti:

1) aumento delle offerte di auto km 0: nel 2009 un’auto su venti è stata acquistata con questa formula, con una netta tendenza alla crescita di questo sistema di mercato. La concorrenza si farà sul prezzo, ma anche su correttezza dell’informazione, capacità di diffusione capillare delle offerte, canali alternativi di pubblicità (come i social networks, il passaparola del nuovo secolo)

2) diminuzione dei prezzi di alcune auto nuove: un esempio proprio in questi giorni, con la Dacia Duster che ha raggiunto 1800 prenotazioni in pochissimo tempo. Auto in un segmento apprezzato (quello dei crossover/suv), buona qualità e prezzi molto più bassi della concorrenza

3) acquisti sul nuovo principalmente da determinati clienti: comprano e compreranno soprattutto coloro che devono necessariamente cambiare la propria auto, perché ormai a fine vita, oppure coloro che non hanno problemi di liquidità, che punteranno ad auto di medio/alto livello.

Se consideriamo il rapporto tra costo di un’auto e numero di stipendi necessari per acquistarla, dobbiamo constatare che il potere d’acquisto è diminuito sensibilmente, molto più che in rapporto ad altri generi di prodotti; se si pensa poi ad auto “utilitarie” o comunque di piccola cilindrata, allora i prezzi che si avvicinano più ai 20 che ai 10 mila euro non hanno ragionevolmente senso.

I consumatori devono spendere in modo “migliore”, utilizzando tutti gli strumenti informativi a loro disposizione; la pubblicità delle auto, che vende spesso sogni senza puntare sui valori tecnici e le soluzioni innovative proposte, dovrà cambiare per riavvicinare gli automobilisti più attenti; il rapporto qualità/prezzo dovrà aumentare, in generale i prezzi stessi scendere. Le conseguenze di una spirale negativa, già iniziata, potrebbero portare ad una ulteriore dilatazione del tempo di ricambio della propria auto, causando un crollo pesantissimo del settore; ma, se la prossima rivoluzione saranno le auto elettriche (e le ibride plug-in) e queste sono ancora troppo lontane, come sviluppo e come grandi numeri da commercializzare, come si colmerà il tempo necessario? Pensando ad almeno tre/quattro anni, cosa potrebbe spingere gli acquirenti verso una tecnologia datata come il motore a scoppio (lo stesso da almeno quarant’anni), prima dell’arrivo di un concetto nuovo di auto?

La saturazione degli optionals, il finto miglioramento nei consumi (nonostante i valori dichiarati), la mancanza di un nuovo modello di auto (dopo le “rivoluzioni” delle monovolome e dei suv); bisognerà attendere le auto a emissioni zero per vedere una rinascita? Proprio la prospettiva di un futuro migliore potrebbe rallentare ulteriormente il ricambio in questo limbo di anni. Pensiamo che solo con una differente politica nei prezzi, una trasparenza nella competizione (di conseguenza, una naturale selezione dei rivenditori) e nuovi strumenti di vendita (quali i gruppi d’acquisto, già testati con successo per auto a fine produzione) potranno dare nuova linfa alle vendite.

La stessa considerazione delle auto km 0, nuove di fatto ma a prezzi d’occasione, consentirà il successo (e la sopravvivenza) ai rivenditori che sapranno meglio utilizzare questo strumento.

4 commenti a “La crisi cambia il mercato dell’auto”

  1. ENZO scrive:

    Apprezzo tutte le valutazioni fatte sulla “necessità” di acquistare macchine da Km. 0, quindi vorrei sapere dove acquistare una vettura con questa carratteristica a gasolio con un budget di €. 10.000. Grazie.

  2. Kimi scrive:

    In questo momento non ci sono concessionari affilaiti di auto-km-0.com nella sua provincia; la terremo informata sulle offerte con la nostra newsletter.

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