Mini: da modello BMW a brand

 

Nel 1956, in America, a causa della crisi del Canale di Suez, il prezzo del carburante era aumentato drasticamente e il costo era troppo elevato per il tenore di vita della popolazione. Per porre rimedio a questo problema Leonard Lord, timoniere della British Motor Corporation, pensò di realizzare vetture compatte e non troppo assetate.

La risposta fu la Mini, progettata dall’ingegnere Alec Issigonis, con quattro posti comodi in poco più di tre metri di lunghezza e un motore anteriore trasversale che consentiva di lasciare all’abitacolo e al bagagliaio l’80% della superficie complessiva del veicolo; fu trovata la soluzione perfetta!

La Mini non riuscì a sfondare immediatamente, a causa della sua originalità estetica e qualche problema qualitativo iniziale; ma pian piano divenne uno straordinario successo e il pubblico ne apprezzò anche altre doti sorprendenti come la straordinaria agilità e l’eccezionale tenuta di strada.

Nel 1960 arrivò la Van, una versione familiare; nel 1961 la station wagon (denominata Traveller o Countryman, in vendita fino al 1969) e la sportiva Cooper; nel 1963 l’aggressiva Cooper S, che si aggiudicò ben tre Rally di Monte Carlo, mentre nel 1964 toccò alla Moke, creata inizialmente per l’esercito britannico ma poco alta da terra, per offrire sufficienti prestazioni in fuoristrada.

All’inizio del 1994 BMW acquisì il gruppo Rover dalla British Aerospace, proprietaria di Mini. Già dai primi anni novanta la casa tedesca stava cercando di ampliare la propria gamma con l’aggiunta di una superutilitaria, e il 5 ottobre del 2000 presentò al Mondial de l’Automobile di Parigi la sua prima auto con marchio Mini.

Dopo la prima la generazione, realizzata sotto la completa supervisione di BMW, debuttò la seconda nel luglio 2001. Nel 2007 fu annunciata la terza generazione che permise al marchio Mini di ampliare la gamma di modelli: la versione familiare Clubman (2008), la Countryman (2010), la Coupé (2011) e la Roadster (2012).

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